Il Mistero del Silenzio

SilenzioAutore/i: Barracano Maurizio
Editore: Libreria Editrice Aseq
premessa dell’autore. pp. 178, Roma

Dalla prefazione dell’autore:
«Questo libro è dedicato al Silenzio, alla sua misteriosa natura  e alle sue non meno arcane vie. Offerta alle anime che gli appartengono da sempre, al di là di ogni logica, una ricerca sul silenzio è un tentativo di luce della Vita, nella Vita e per la Vita. Mai da dimenticare che “Egli è in atto ed è lui stesso l’attualità: infatti, Spirito e Pensiero dello Spirito sono una cosa sola; lo Spirito nella sua interezza si pensa con tutto il suo essere.”. I penetrali di questo universo non possono che appartenergli, compresa la soglia attraverso cui gli si accede; una minima sua scintilla (signatura) gli è necessariamente connaturata e lo contiene tutto intiero. Il divenire non gli compete direttamente. Il silenzio suggestiona attraverso le parole (Dharma) e non viceversa, come parrebbe più logico. Non si “rompe” il silenzio che rimane sempre intero in sé, ma sono le parole-potenti (logoi spermatokoi) a scandirne la forza attraverso lo spazio. Il silenzio o è o non è, esperienza unica e ineffabile. Il suo miracolo è la forza di autosuperamento: quando l’“amore” interiore ha la meglio sulla “collera” il silenzio esplode e si manifesta in un Essere-che-non-è.
Qui il mistero: senza silenzio non può esistere conoscenza unitaria ma solo sterile turbinare di convincimenti effimeri, esizialmente discentrati; senza Silenzio non esiste Unità, e senza Unità non esiste Spirito. Senza l’autentico Silenzio non esiste Conoscenza sperimentale che trascenda la temporalità perché è proprio già il Silenzio ad essere la “Voce di Dio”. Inutile cercare altrove. Come ritorna nelle più varie forme della teologia apofatica: niente di vero può esser detto di Dio. E non è certamente un caso che l’etimologia del termine silenzio ci riporti in un sol colpo a quanto unisce, lega, integra, come il mysterion, forma onomatopoietica che drammatizza l’inesprimibile.
Non descrivibile in alcun modo, ineffabile e non pensabile, il Silenzio è esclusivamente da vivere perché non è “Altro” da “Questo”. Non appena prendesse un corpo definito, e fosse “Quello”, si verificherebbe la sua scomparsa in quanto Unità o il suo stravolgimento: l’uomo che l’affrontasse culturalmente affermerebbe comunque un’alterità che comporterebbe “nomi” e “forme”; la sua stessa esistenza di soggetto percipiente  dissolverebbe il Silenzio perché darebbe corpo ad un “rumore”: quell’essenza del Due che lo sussegue necessariamente in ogni “creazione”, come osservava il neoplatonico Giamblico:“…in verità il 2 è l’unico numero che resta privo di una figura e di una determinazione… in quanto è opposto e, a confronto di tutti gli altri termini numerici, il più contrario al numero uno, come la materia rispetto a Dio e il corpo rispetto all’incorporeo, come fosse, a mo’ di materia, principio e base della differenziazione dei numeri, un po’ come se fosse l’esatto contrario della natura di Dio, per il fatto che il 2 è ritenuto il principio che produce negli enti mutamento e trasformazione, mentre Dio è il principio che produce identità e immutabile permanenza”.
Quanto pare possibile, occupandoci del Silenzio, è cercarne tracce, vestigia, lasciti in ombra, echi, suggestioni, poesia.
Per questo si incontreranno numerose citazioni provenienti dagli alvei più disparati: i testi che si ricorderanno sono stati richiamati come riferimenti pratici, come fossero pagine di manuali, e limitandone l’uso all’essenziale.
Il Silenzio è Tutto, libero Uno di Materia, Forma, Sostanza che si slacciano da ogni limite. Non-essere e Non-esistenza, il Silenzio, segretamente, è e contemporaneamente esiste, coincidenza di Nirvana e Samsara (e non esiste l’uno senza l’altro).
Ogni logica di fronte all’Ineffabile è solo un grido isterico, un vano eretismo: le sue vie non sono le nostre vie.
Eppure, misteriosamente, le Vie sono una sola. Non ci appartengono se non smettiamo ogni veste e non ci trasmutiamo, Uno-Tutto, nel Silenzio. Qui lo Spirito vede la persona nello stesso modo in cui la persona guarda il sogno. E sono Silenzio.
“C’è il principio, c’è quel che è prima che vi sia il principio, c’è quel che è prima di ciò che è prima che vi sia il principio. Essendoci l’essere c’è il non-essere, c’è quel che è prima che vi sia il non-essere, c’è quel che è prima di ciò che è prima che vi sia il non-essere. Improvvisamente  vi fu il non-essere, ma non so se l’essere sia un prodotto del non-essere. Che cosa è l’essere e che cosa è il non-essere?”…“Il Cielo e la Terra ed io viviamo insieme, le diecimila creature ed io siamo l’Uno.[…]»