Pensieri di Ars – 3

raccolti da: Maurizio Barracano


“Il lavoro fisico, benché sia una pena, non è di per sé degradante. Non é arte; non è scienza; è u’altra cosa, eppure ha un valore assolutamente uguale a quello dell’arte e della scienza. Procura, infatti, una uguale possibilità di accedere a una forma impersonale dell’attenzione.”
(Simone Weil, La persone e il sacro, a c. di M. C. Sala, Milano 2012, pag. 25)


“L’essenzia dell’anima è suo proprio atto; e, se s’unisce per contemplare intimamente un oggetto in quello sua essenzia si trasporta e quello è sua propria sustanzia e non è più anima ed essenzia di quel che si ama, ma sol spezie attuale della persona amata. Sì che molto maggiore astrazione è quella dell’alienazione amorosa che quella del sonno.”
(Leone ebreo, Dialoghid’Amore, III)


“Come il raggio del sole il quale quindi tocca la terra ed è gionto a cose inferiori ed oscure, che illustra, vivifica ed accende; indi è gionto a l’elemento del fuoco, cioè a la stella da cui procede, ha principio, è diffuso ed in cui ha propria ed originale sussistenza; cossí l’anima che è nell’orizonte della natura corporea ed incorporea, ha con che s’inalze alle cose superiori ed inchine a cose inferiori. E ciò puoi vedere non accadere per raggion ed ordine di moto locale, ma solamente per appulso d’una e d’un’altra potenza o facultade. Come quando il senso monta all’imaginazione, l’imaginazione alla raggione, la raggione a l’intelletto, l’intelletto a la mente, allora l’anima tutta si converte in Dio ed abita il mondo intelligibile. Onde per il contrario descende per conversion al mondo sensibile per via de l’intelletto, raggione, imaginazione, senso, vegetazione…per trovarsi l’anima nell’ultimo grado de cose divine, meritamente descende nel corpo mortale, e da questo risale di nuovo alli divini gradi; e che son tre gradi d’intelligenze: perché son altre nelle quali l’intellettuale supera l’animale, quali dicono essere l’intelligenze celesti; altre nelle quali l’animale supera l’intellettuale, quali son l’intelligenze umane; altre sono nelle quali l’uno e l’altro si portano ugualmente, come quelle de demoni o eroi.”

(Giordano Bruno, De gli heroici furori, IV)


“La conoscenza purificata, presente a se stessa, per quanto grandioso sia ciò che appare nel suo campo di conoscenza, deve essere trascesa. L’”io sono” è il primo ed ultimo punto della dualità. E’ l’ultimo concetto che, a sua volta, deve essere trasceso. Ma è dall’”io sono” che affiorerà spontaneamente l’unione col tutto.”
(Nisargadatta Maharaj, Alla sorgente dell’essere, a c. di G. Turchi, Milano 1985, pag. 272)


“Ciò che è cosciente sembra illimitato, però è transitorio e falso. Ciò che non è consapevole all’apparenza è piccolo, eppure è eterno; quindi è la verità.”
(Nisargadatta Maharaj, Il nulla è tutto, a c. di Kabir Gana, Roma 2016, pag. 88)

 


“…la vera conoscenza è attribuibile a Brahma, e non a te. E’ unicamente perché non sei separato da Dio che puoi diventare una cosa sola con Lui. Ecco un modo diverso di esprimere il medesimo processo di scoperta della Realtà.”

(Nisargadatta Maharaj, Alla sorgente dell’essere, a c. di G. Turchi, Milano 1985, pag. 127)


“…quantunque un rimagna fisso su una corporal bellezza e culto esterno, può onorevolmente e degnamente trattenirsi; purché dalla bellezza materiale, la quale è un raggio e splendor della forma ed atto spirituale, di cui è vestigio ed ombra, vegna ad inalzarsi alla considerazion e culto della divina bellezza, luce e maestade; di maniera che da queste cose visibili vegna a magnificar il core verso quelle che son tanto piú eccellenti in sé e grate a l’animo ripurgato, quanto son piú rimosse da la materia e senso.”(Giordano Bruno, De gli heroici furori, II, 1, 2)

 


“Se non penetri la tua confusione,
Potresti essere solo un materialista abbigliato da praticante.
Indaga continuamente la tua confusione
Ed eliminala: questa è la pratica del bodhisattva.”
(Tokme Zongpo, Le trentasette pratiche del Bodhisattva, a c. di Ken McLeod, Roma 2015, pag. 35)


“Offriamo questo inno al dio;
lasciamoci alle spalle l’essenza fluttuante,
raggiungiamo il vero scopo,
la completa somiglianza con Lui.
Impariamo a conoscere il Signore,
amiamo il Padre,
obbediamogli quando ci chiama:
Affrettiamoci verso il calore
fuggendo al freddo.
Diventiamo fuoco,
attraverso il fuoco compiamo il nostro tragitto.
Una strada agevole si apre per la nostra ascesa.
Il Padre ci guida avendo dispiegato vie di fuoco.
Non lasciamo scorrere la nostra vita
come misera corrente che sgorga dall’oblio.”
(Proclo, Filosofia caldaica, 2, in I manuali, a c. di C. Faraggiana di Sarzana, Milano 1985, pag. 246)

 


Dodicimi attimi di M. Barracano

X) Guerriero e monaco senza saper uccidere e pregare: Nel Non-conoscibile avvertire l’esistenza anteriore alla causa. Costruire forse senza pietre nel principiale disegno. Dove il tempo si fa uguale srotolare l’anima come il giorno fa con l’alba.

 


IX) Recitare se stessi su strappi di canovaccio. Liberare il tempo dalle scorie dell’esistere. L’Adesso si diffonde nell’Assoluto. E’ incenso questo respirare.


VIII) Non essere e non esistere. Posare l’angoscia, menzogna terrigena, assistendo al miracolo dell’Infinito. Tessuti giorni si lacerano al vedere cielo arcaico specchio. Libertà è prigione.

VII) L’alba tinge di silenzio il giorno. Brani di tempo ricuciti per esistere. Camminando immobili, parlando silenti, presenti nella totale assenza. Soffiata via, l’illusione si perde nel viola della memoria.


VI) Stelle. Lampi. Diffondersi di luce. Ogni presenza sfuma in vuoto arcaico. Rinuncia a tutto di chi già nulla possiede. L’alba lentamente costruisce il giorno. Gli angeli trovano gli uomini.


V) Una voce recita nomi, specchio di silenzi arcaici. Abbandonare la Forma alla Materia in nobile giocare. Tutto respira, vento nell’Infinito. Nuvole dipinte.


IV) Tronco secco dove il fiume si allarga, maestoso scorrere. L’anima cala silenziosa nel tempo. Diffusa memoria è materia del silenzio. Coincidere col cielo, ambedue inutili miracoli.


III) Ogni forma unitaria si dissolve. Fiorire di universo posa il cielo, capovolge l’anima. Non rinunciare, non vivere, non liberarsi. Fiori di malva giocano tra i sassi.


II) Riassorbito intuire arcaico lascia spazi silenti. La Forma assoluta torna all’origine e la Materia si fa preghiera. Non-conoscenza libera dal buio. Lente onde carezzano.


I) Al cielo della memoria si apre un Tutto senza dèi. Solcano incomprensibili lampi che esplodono da stelle. Immoto profondo blu si manifesta madre. E’ il Nome indicibile a dare felicità.


“Dio è colui dal quale è tutto ciò che è, senza divisione, per il quale è tutto ciò che è, senza alterazione, nel quale è tutto ciò che è, senza mescolanza.”
(Il libro dei ventiquattro filosofi, XXII, a c. di P. Lucentini, MIlano 1999, pag. 97)


Buddha tra Ananda e Moghallano, periodo Wei (453 a.C. – 221 a.C.)

“Gli elementi della realtà hanno la mente come principio, hanno la mente come elemento essenziale e sono costituiti di mente. Chi parli oppure operi con mente corrotta, lui segue la sventura come la ruota segue il piede [dell’animale che trascina il veicolo].”
(Dhammapada, cap. I, Yamaka-vagga, 1, a c. di Pio Filippani Ronconi, Torino 1968, pag. 99)


“Ascoltate, o salvatori possenti, e per effetto dello studio dei libri divini, mostratemi la luce pura, dopo aver dispersa la caligine, acciocchè io possa riconoscere bene il dio immortale e l’uomo; e sotto i gorghi letei il demone malefico non ritenga per sempre me lontano dai beati; e nei flutti dell’orrida generazione caduta, l’anima mia…un’espiazione terribile non costringa nei ceppi della vita…rivelate i santi deliri e le iniziazioni delle parole sacre.”
(Proclo, Inni, IV, a c. di D. Giordano, Firenze 1957, pag. 35)


“ La conoscenza pienamente espansa che si sviluppa quando, esauritesi le impressioni mentali proprie dell’anima decaduta, l’anima recupera il suo stato originale, è la conoscenza animica, priva di differenziato conoscere.”
(Abhinavagupta, Luce delle sacre scritture, I, 41-42, cf. infra, p. 73.)


“…una volta che il sole e la luna, grazie a una costante dissoluzione della mente in Śiva, il quale è puro e solo conoscere, si son dissolti, ed il sole vivente, il nostro proprio conoscere, ha raggiunto la dodicesima parte (bhāga), allora e solo allora si può parlare di liberazione…L’assorbimento totale (Samādhi), infine, il quale si verifica quando nella coscienza nasce uno stato d’identità col conoscibile, consiste nella privazione della dualità di percettibile-percettore.”
(Abhinavagupta, Luce delle Sacre Scritture, cap. IV, 4 (89-94), a c. di R. Gnoli, Torino 1972, pag. 165)


“Colui che è oltremodo semplice, e al di sopra di tutto, quale Egli sia, non può avere il pensiero di sé; ché, ove mai l’avesse, avrebbe la molteplicità. In conclusione, Egli non pensa se stesso; ed anche noi non possiamo pensarlo.”
(Plotino, Enneade V, XIII, 128, a c. di V. Cilento, Bari 1973, vol. III, parte I, pag. 469)


L’entusiasmo può essere suscitato ma non insegnato…

M. Barracano


“L’occhio della sapienza ha diretto il mio sguardo verso il puro segreto della mente mia,
Nella mia coscienza è balenato un lampo
più sottile d’ogni idea e d’ogni ragione.
Mi son tuffato nel mare del pensiero,
l’ho penetrato come fossi un dardo.
Ha volato il mio cuore con le penne d’amore,
con le ali del mio volere dotato,
Fino a Quegli cui alludo, se mi chiedi,
solo con simboli, senza nominarLo,
Oltre ogni limite infine perdendomi
nel vasto spazio della prossimità.
(al-Hallaj, Diwan, 7, a c. di Alberto Ventura, Genova 1987, pag.28.)


Acqua e Fuoco
“Il vero saluto divino
che proviene dal flusso celeste…
contiene in sé una così grande forza
che toglie al corpo tutta la sua potenza 
e l’anima si rivela a se stessa”
(Matilde di Magdeburgo, La luce fluente della divinità, I, 2, a c. di P. Schulze Belli, Firenze 1991, pag. 31.)


“Così come l’intelligente e la cosa intesa e l’intelligenzia tanto son divisi quanto sono in potenzia, e tanto sono uniti quanto sono in atto, così l’amato, l’amante e l’amore tanto sono tre e divisi quanto sono in potenzia, e tanto sono una medesima cosa e indivisa quanto sono in atto…in noi le tre diverse nature mediante l’atto di fanno una medesima, tanto più quando sono nel medesimo atto divino, che sono una purissima e simplicissima natura senza alcuna divisione.”
(Leone Ebreo, Dialoghi d’Amore, III, a c. di D. Giovannozzi, Roma-Bari 2008, pag. 243.)


“Anche gli oggetti conoscibili non solo ricevono dal bene la proprietà di essere conosciuti, ma ne ottengono ancora l’esistenza e l’essenza, anche se il bene non è essenza, ma qualcosa che per dignità e potenza trascende l’essenza.”
(Platone, Repubblica, VI, 509b, trad. a c. di F. Sartori, Bari 1974, vol. II, pag. 334)


“Quando lo sguardo del sufî si posa sull’immagine di cose nobili o meno nobili, vede il lato di quei luoghi epifanici in cui si è manifestato l’Essere, che é l’origine del bene; ma non appena egli guarda in se stesso, il suo sguardo cadrà sul lato del non-essere, che è la sua propria essenza e l’origine del male, e vedrà se stesso del tutto privo di bene e di perfezione.”

(Śâh Gulām ‘Ali, in Maqāmāt-i Mazhariyya, Istanbul 1993, p. 132, cit. da D. Giordani, Rivista ATRIUM, Lavarone, (TN), anno XVIII, (2016), n. 2, pag. 69)


“Colui che rimembri il Sapiente antico, il Maestro, più sottile di ciò che vi è di più sottile, fondatore dell’universo, la cui forma sfugge al pensiero, che ha il colore del sole ed è al di là della tenebra, con mente immobile nel momento del trapasso, interamente assorto in amorosa devozione, padrone della forza dello yoga: costui, convogliando interamente il proprio soffio vitale in mezzo alle sopracciglia, raggiunge il supremo Spirito divino.”
(Bhagavad-Gītā, VIII, 9-10, a c. di s. Piano, Cinisello Balsamo 1994, pag. 176.)


“L’universo intero conosciuto mediante la mente e la parola non è altro che Brahman. Vi è solo Brahman che dimora di là dalle più sottili sfere di Prakriti…Per parlare del mio e del tuo bisogna che veramente l’individuo sia stato ubriacato dal vino di māyā.”
(Śankara, Vivekacūdāmani, 391, a c. di Raphael, Roma 2004, pag. 190.)


Uno-il-Tutto
“…la perdita del senso che tiene dietro all’ebbrezza bisogna pensarla come l’eccellenza di Dio, superiore al pensiero, secondo la quale Dio è staccato dal pensiero in quanto lo trascende, né può essere pensato ed è al di sopra dello stesso essere; Affermiamo semplicemente che Dio é ebbro di tutti i beni possibili, essendo più che ricolmo di tutti quelli in un’abbondanza priva di misura, e al tempo stesso, si trova fuori e al di là di tutti quelli.”
(Dionigi l’Areopagita, Lettere, IX, 5 [1112C] in Id. Tutte le opere, a c. di P. Scazzoso, Milano 1981, pag. 458.)


“L’Illuminazione non ha una fissa dimora. Per questo non c’è nulla da conquistare,” (Lin-Chi, Non puoi piantare un chiodo nel cielo,19, a c. di F. Rondolino, Milano 2010, p. 39.)

 


“…da una parte Yin significa condizionamento, mondanità; dall’altra significa quiete, vuoto. Così il culmine dello Yin significa la sconfitta della mondanità condizionata da parte del distacco, e permettere il ‘sorgere dello Yang’, energia e coscienza liberi dal condizionamento. Huang Yuan-ch’i spiega, nei suoi Annali della sala dello sviluppo beato, come questo meccanismo operi non solo nella tranquilla meditazione formale, ma anche nel corso delle attività mondane.”
(I Ching taoista, a c. di Thomas Cleary, trad. it. di Cristiano Vittorioso, Roma 1993, pag. 19.)


Mors: finis an transitus?
“E’ dunque vero -egli disse- o Simmia, che coloro i quali filosofano direttamente si esercitano a morire e che morte è per loro cosa assai meno paurosa, che per chiunque altro degli uomini”
(Platone, Fedone, 67 c. trad. di Manara Valgimigli, in id., Opere, Bari 1974, vol. I, pagg. 114 e 115.)


“…se tutte le scienze hanno per oggetto l’essere e finiscono appunto nell’essere, la Scienza che è superiore ad ogni sostanza è pure al di sopra di qualsiasi conoscenza.”
(Dionigi l’Areopagita, De divinis Nominibus, I, 4, 19, in Id. Tutte le opere, a c. di P. Scazzoso, Milano 1981, pag. 258.)


Al di là della luce
“Per Dharma si intende la Mente, perché non c’é Dharma separato dalla Mente…non c’é Mente separata dal Dharma. La Mente in se stessa è non-mente ma neanche la non-mente esiste. Se la mente cerca la non-mente, ne fa un oggetto del pensiero. Può esservi solo la testimonianza del silenzio perché essa va al di là del pensiero. Per questo si dice che [il Dharma] taglia la strada alle parole e mette fine a tutte le attività della mente.”

(D. T. Suzuki, Manuale di Buddhismo zen, a c. di F. Pregadio, Roma 1976, pag.87.)


Silentium
“Tutte le creature non piacciono a Dio quando la luce naturale, nella quale ricevono il loro essere, non le illumina, e quando la luce dell’angelo non illumina la luce dell’anima e la prepara e la dispone affinché la luce divina possa operare in essa: Dio infatti non opera nelle cose corporee ma opera nell’eternità. Perciò l’anima deve essere raccolta verso l’alto ed essere uno spirito. Là Dio opera, là tutte le opere sono gradite a Dio. Nessuna opera può mai piacere a Dio se non è compiuta là.”
(Meister Eckhart, Sermo Sta in porta domus domini…, in id. Trattati e prediche, a c. di G. Faggin, Milano 1988, pag. 274.)

 


464) La pelle del serpente

Era l’immagine più consona, quella che gli piombò in mente nel secondo dormiveglia: un serpente, afferrato da mani ossute, sfuggiva dalla morsa lasciando indietro la sua pelle. Una repentina muta lo aveva salvato da morte certa…
Questa figura, animata, aveva lasciato interdetto Aldebaran, affascinato come di fronte a un’apparizione. Poteva forse rappresentare la risposta che si aspettava da molti anni?
Il Nostro era abituato oramai a cogliere il senso simbolico di quanto gli accadesse, ma questa scena non smetteva di impressionarlo. Sapeva benissimo chi fosse quel serpente e che cosa il Custode volesse dirgli attraverso il sogno: al lento, diuturno, stillicidio della morte c’era rimedio reale. Forse voleva proprio dirgli questo.
Le letture e la stessa vita che aveva vissuto Aldebaran lo avevano indirizzato verso un esito unico: quantomeno giocarsi quelle carte che aveva scoperto (forse da solo) nel Qui-e-Adesso.
Qualcosa da tempo gli parlava per simboli, non tutti comprensibili o piani. Così era capitato anche per la proiezione che gli si era parata davanti, decantata dal respiro del sogno: la Forma della persona e la morte erano immagini del Mistero eterno, dipinte nel linguaggio eterno, recitate, applaudite nel teatro eterno.
I due volti della morte affascinavano il Nostro da sempre. Restando nel sogno: un aspetto era esterno al serpente, la “presa” da cui nessun mortale può affrancarsi, e uno era interno, proprio legato alla nostra vita e tutt’uno con la forma che ci contiene, ci disegna, ci espone al divenire.
All’apparenza facile, la salvezza sarebbe stata nel divincolarsi lasciando nelle mani dell’Adunca la propria forma, il fato che ci ha scolpiti nella carne. Essenziati nel seno di una memoria primigenia, dimenticarsi d’esistere.

La mano ghermisce il serpente e questo può liberarsi solo facendo la muta, lasciando la morte alla Morte…del resto l’Angoscia cosa avrebbe potuto volere d’altro?

“Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è o morte, il tuo pungiglione?”(I Cor. 55); la morte vince nel tempo ma viene sconfitta nell’attimo.

Maurizio Barracano


“L’essere la coscienza dipendente o indipendente dal conoscere discorsivo è semplicemente una libera espressione della sua purità o impurità.”
(Abhinavagupta, Tantrāloka, cit. infra, pag. 93, cap. I, 183b-184a)


Uni-Versus
“Orbene, il cuore ‘spirituale’, per quanto reale, ha la capacità di assumere la ‘forma’ di ciò che irrompe in esso, sicché, ogniqualvolta gli si presenta un qualcosa di diverso da se stesso, è come se solo questo qualcosa fosse reale e non altro. Esso è, pertanto, paragonabile a uno specchio levigato, che non contiene in sé alcun colore, ma assume il colore dell’oggetto che vi si riflette.”
(al-Ghazâlî, Il concerto mistico e l’estasi, II, 20, a c. di A. Iacovella, Torino 1999, pag. 62.)


“La cosiddetta liberazione non è una qualche realtà, senziente o insenziente, diversa dal sé, che è libertà. Di essa non si vuole qui, a sè stante, neanche il nome.”
(Abhinavagupta, Tantrāloka <Luce delle sacre scritture>, I, 31, a c. di R. Gnoli, Torino 1972, pag. 32.)

 


Nuditas

“Tutte le cose che stanno davanti a noi non sono altro che un’immagine riflessa nel cielo della conoscenza, avendo esse appunto i caratteri di un’immagine riflessa…<che> è ciò che, non essendo in grado di manifestarsi separatamente, in un modo a se stante, si manifesta solo frammischiato ad altre cose…”

(Abhinavagupta, Tantrasara <Essenza dei Tantra> , 3, a c. di Raniero Gnoli, Torino 1979, vol. I, pag. 106.)

 


Re Cor Dare

“Ogni forma che vedi ha il suo Tipo supremo nell’Oltrespazio;
se la forma scompare, non temere: la radice è eterna.

Ogni immagine che vedi, ogni discorso che ascolti non penarti quando scompare ché questo non é vero.

Poiché eterna è la fonte, i suoi rami scorrono sempre e poi che ambedue mai cessano, inutile è il lamento…

Via dal cervello il dolore, e di quest’acqua pur bevi; non temer che si secchi, è acqua senza sponde!

Da quando tu venisti in questo mondo d’esseri davanti ti fu messa, a salvarti, una scala.”

(G. Rûmî, Poesie mistiche, 2, a c. di A. Bausani, Milano 1980, pag. 35)


“La conoscenza pienamente espansa che si sviluppa quando, esauritesi le impressioni mentali proprie dell’anima decaduta, l’anima recupera il suo stato originale, è la conoscenza animica, priva di differenziato conoscere. La conoscenza determinativa che si sviluppa in armonia con questo conoscere espanso, non differenziato, è la conoscenza mentale.”
(Abhinavagupta, Tantrāloka <Luce delle sacre scritture>, I, 42-42, a c. di R. Gnoli, Torino 1972, pag. 73)


L’amore del settimo giorno

“Dio non s’amasse in te, uomo, tramite te,
Mai secondo il merito tu potresti amarlo.”

(A. Silesio, Il pellegrino cherubico, V, 297, a c. di G. Fozzer e M. Vannini, Cinisello Balsamo (MI) 1989, pag. 340


“In ogni stato in cui trovi il Vero, è Lui che ti trova:
è questo che i grandi non riescono a comprendere.
L’atto del trovare è un pensiero seguito da uno sguardo,
una vampa inebriante che s’intromette nell’intimo.
Quando il Vero vi si insedia, l’attimo si rafforza,
e tre sono gli stati dei veggenti:
Quello in cui l’intimo ancor non ha trovato,
quello in cui assiste al ritrovamento, stupito,
E quello in cui la forma sua s’assesta ed in cui vede
un Sembiante che da ogni altra visione lo distoglie.”

(Al-Hallāj, Dīwān, 31, a c. di A. Ventura, Genova 1987, pag. 53)


Testimone di te stesso

“…per l’Unità non esiste, nell’intero cosmo, alcun luogo di manifestazione più perfetto di te stesso, allorquando ti profondi nella tua propria essenza nell’oblio di ogni relazione, e ti comprendi da te stesso, denudato delle tue apparenze, cosicché sei tu stesso in te stesso e di tutte le Qualità divine o degli attributi creati – che per altro t’appartengono – nessuno più si riferisce a te. Tale stato dell’uomo è il luogo di manifestazione più perfetto dell’Unità in tutta l’esistenza.”
(Abd al-Karîm al-Jîlî, L’uomo universale, a c. di T. Burckhardt, it. a c. di G. Jannaccone, pagg. 58 e 59)


Il Mistero è vivere nell’esistere.
“…se lasciate andare la mente e mettete da parte la conoscenza e la comprensione intellettuale raggiungerete la Via…Il raggiungimento della Via, in realtà, si compie attraverso il corpo.”
(R. Masunaga, Breviario di Soto Zen, II, 26, a c. di G. Cogni, Roma 1971, pagg. 53 e 54.).


Nella maternità di Dio esiste l’eterno.

M. Barracano


Nascere il sole guardo
si ripete da solo
come deve essere
l’antico rito

L’aria non ha tempo
la mano dell’anima
si leva in adorazione
dove esplode il cuore

Memorie arcaiche
circuiscono la mente
il turbine che restituisce bambini
gioca di farfalle viola e oro.

M. Barracano


Non c’è nessun vero fuori del Vero.
L’uomo senza Dio à una parodia dell’Uomo, superstizione.

M. Barracano


“…quando la mente se raccoglie dentro se medesima per contemplare con somma efficacia e unione…fugge da le parti esteriori e, abbandonando i sensi e movimenti, si ritira con la maggior parte de le sue virtù e spiriti…senza lassar al corpo altra virtù che quella senza la quale non potrebbe sostentarsi la vita…”

(Leone Ebreo, Dialoghi d’amore, III, a c. di D. Giovannozzi, Roma-Bari 2008, pag. 166)


INDACO
“Se Dio è un presente eterno, perché mai non potrebbe
Esser già ora in me tutto in tutto?”

(A. Silesio, Il pellegrino cherubico, II, 113, a c. di G. Fozzer e M. Vannini, Cinisello Balsamo 1989, pag.130.)


Śiva è oltre a Śiva?
“Una congettura [é] la conoscenza del Sé; la felicità nel mondo [é invece] il piacere procurato dall’unione estatica [samādhi]”
(Il segreto dell’insegnamento di Siva a Vasugupta, I, 18 e 19, C. di Dario Chioli, 2015, pag. 74, Stampa e distribuzione http://www.lulu. com)


“Coloro che illusoriamente pensano: ‘privo di aggregati andrò nel nirvāna’, ‘il nirvāna sarà mio’, son vittima del grande demone di un pensiero illusorio basato sull’io e sul mio.”
(Nāgārjuna, Le stanze del cammino di mezzo <Madyamaka kārikā >, XVI, 9, a c. di R. Gnoli, ed. Boringhieri, Torino 1979, pag. 90.)


“Tutto è in tutto, ma propriamente secondo l’essenza di ogni cosa: nell’intelletto in modo intellettuale, nell’anima in modo razionale, nella pianta in modo seminale, nei corpi in modo di immagini, in ciò che è al-di-sopra [dell’essere] in modo iper-intellettuale e super-essenziale.”
(Porfirio, Sentenze sugli intellegibili, 10, a c. di G. Girgenti, MIlano 1996, pag. 79)


“Il Presente è la forma del Silenzio.”

M. Barracano


“…o Signore, egli non ha conquistato alcun dharma. Pertanto viene chiamato un Vincitore-della-corrente. Nessun oggetto-della-vista, è stato conquistato, né suoni, odori, gusti, oggetti-del-tatto, o oggetti-della-mente. Per questo viene chiamato Vincitore-della-corrente.”
(E. Conze, Il Sutra del diamante III, 9a, in I libri buddhisti della SAPIENZA, a c. di G. Mantici, Roma 1976, pag. 38)


“…non vi è fine alla conoscenza, perciò non ha senso di limitarla a una scrittura oppure a un libro sacro o a un’esperienza.”

(R. E. Svoboda, AGHORA, alla sinistra di Dio, a c. ed. Vidyananda, Assisi (Pg.) 1986, cap. 6, pag.159)


La soglia

“Quando il sole sorge dal cervello, la Terra del Cuore si é tramutata in Terra del Cervello”
(Ummu’l-kitâb, q. XXV, f. 345 a c. di P. F. Ronconi, Napoli 1966, anast. Cs. 2016, p. 177)


“Colui che rimembri il Sapiente antico, il Maestro, più sottile di ciò che vi è di più sottile…la cui forma sfugge al pensiero, che ha il colore del sole ed è al di là della tenebra, con la mente immobile, nel momento del trapasso, interamente assorto in amorosa devozione…costui, convogliando interamente il proprio soffio vitale, in mezzo alle sopracciglia, raggiunge il supremo Spirito divino.”

(Bhagavad-Gītā, VIII, 9 e 10, a c. di S. Piano, Torino 2017, pag. 171)


“Il corpo è olocausto, la conoscenza [è] divorata, [e] nella distruzione operata dalla Sapienza [si ha] discernimento della natura onirica di quanto sorge da tale [conoscenza].”.
(Dario Chioli, Il segreto dell’insegnamento di Śiva a Vasugupta, II, 8, 9, 10, c.2015 D. Chioli, http://www. lulu.com, pag. 148.)


“Quando l’uomo si lasciò scivolare nelle braccia del suo Dio, gli si spalancò davanti la porta dell’origine e lui la contemplò per un istante…più cercava di colmare i suoi interrogativi e più avvertiva l’assoluta impossibilità di darsi una risposta…”
(E. Suso, Il libretto delle nove rupi, ne Il libretto dell’Amore, a c. di T. Giuggia, Milano 1997, L’origine, cap. VIII, pagg. 79-80)


Vedere le cose come nascano, siano, proseguano, rende ostaggio della storia per continuare ad esistere fingendosi vivi.

M. Barracano


“…la conoscenza deve fondersi su se stessa ed essere chiusa rispetto a tutte le altre cose create, nessuna delle quali deve cadere in essa…non vedendo niente, vide il nulla divino.”

(M. Eckhart, Sermoni tedeschi, sermo Surrexit autem Saulus…a c. di M. Vannini, Milano 1985, pagg. 206, 207)


“Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi…”
(Lc. 20, 38)
“Ora, non è Dio dei morti ma dei vivi.”
(Mt. 22, 32)


“Chi ama senza sensazione e sa senza conoscenza
E’ detto a buon diritto più Dio che uomo.”

(A. Silesio, Il pellegrino cherubico, II, 59, a c. di G. Fozzer e M. Vannini, Cinisello Balsamo 1989, pag. 171.)


Tibet: Meditatio mortis
”Non possiamo sprecare i momenti della nostra vita e non possiamo prevedere le [possibili] circostanze della morte. Se non raggiungi una coraggiosa e fiduciosa sicurezza ora, a che cosa ti serve essere vivo, o essere umano?”
(Padmasambhava, Il libro tibetano dei morti, I, a c. di G. Coleman e T. Jinpa, it. a c. di C. Lamparelli, Milano 2007, pag. 8.)


Sfarina come muro antico di mattoni
dove pioggia e vento
si fanno levatrici del silenzio
il legame al corpo

Poggia sull’eco l’esistere
con memoria che s’accende
per poi farsi favilla
il senso della pelle

Miriadi di déi s’accalcano
fumi della terra ormai taciuta
ruotano il mondo
nell’eterno adesso

Abbandonare l’anima
alla natura della quiete
mentre le peste passano
e tornano immote

La luce sfiora i colori
attraversati da lampi di sottile gioia
unificato nell’infinito
cogliere fiori d’aria.

M.Barracano


La danza calpesta l’Illusione.
“L’Universo, al pari dei corpi degli esseri viventi, è manifestazione d’un soffio, supporto del Verbo. E’ con questo soffio che il Grande Dio, Shiva, crea e distrugge i mondi.” (Shiva-Svarodaya, 20, a c. di A. Danielou, Milano 1982, pag. 26)


Come l’Uno lavora a ciò che unifica
il Separatore opera a ciò che disunisce

M. Barracano


La bontà è la necessità dell’Assoluto

M. Barracano


“Tanto là quanto altrove la stabilità di questo [stato deriva] dalla stabilità interiore [proveniente] dalla natura propria della liberazione (visarga)….Attenzione [perciò] ai germi (bīja).”

(Il segreto dell’insegnamento…III. 14 e 14. 2 e III. 15, cf. infra, pagg. 161 e 163 a.c. Dario Chioli)


“Quando si comprende che i concetti sono illusori, poiché non ci si attacca alla realtà illusoria, la conoscenza priva di attaccamento si manifesta ovunque. Poiché non ha alcuno scopo, essa è spontanea. Se si ha questa intuizione profonda, è per sempre.”
(Ma gcig, Canti spirituali, a c. di G. Orofino, Milano 2003, pagg. 72-73)


“Finché nell’anima non brilla una luce, non si riuscirà mai a vedere la luce. Senza disposizione dell’anima, nulla è possibile.”
(Jalāl-ud-Dîn Rûmi, Il libro delle profondità interiori, XI, a c. di R.
Schenardi, Milano 1996, pag. 78.)


“Il salto logico è che il comune processo di ragionamento si arresta di colpo, e si percepisce che quanto era stato considerato irrazionale è perfettamente naturale. Il salto psicologico è che i limiti della coscienza vengono sorpassati e ci si trova immersi nell’Inconscio, che non è, dopo tutto, inconscio. Questo processo è discontinuo, improvviso e assolutamente incalcolabile; questo è ‘vedere la propria Autonatura.’-“

(D.T.Suzuki, La dottrina Zen del vuoto mentale, a c. di A. M. Micks, Roma 1968, pag. 47)


“Il tuo male non risiede nel carattere d’un altro uomo e neppure indubbiamente in qualche cambiamento o trasformazione degli eventi che ti circondano. Dove dunque? Dove esiste in te quella facoltà che pronuncia un suo giudizio sul male. Allora sospenda questa il giudizio, e tutto andrà bene.”
(Marco Aurelio Antonino, Ricordi, IV, 39, a c. di E. Turolla, Milano 1975,
pag. 56)


Se possiedi ciò che sei sarai ciò che possiedi

M. Barracano


Più ci si avvicina a Dio e più ce ne si allontana

M. Barracano


“Come la danzatrice smette di danzare essendosi manifestata al pubblico, così la natura cessa la sua attività essendosi manifestata all’anima.”
(Isvarakrsna, Samhkyākarikā, 59)


Nike di Samotracia
Vincere il Cielo.
“Qui Dio non trova alcun luogo nell’uomo, perché l’uomo conquista, con questa povertà, quel che è stato in eterno, e che sempre sarà. Qui Dio è una cosa sola con lo spirito, e questa è la povertà più vera che si possa trovare.”

(M. Eckhart, Sermoni tedeschi, Dum medium silentium…, op. cit. infra, pag. 139.)


“…avendo anche la materia ricevuto l’esistenza da chi è veramente bello, possiede secondo tutta la sua disposizione materiale alcune tracce della bellezza spirituale; ed è possibile risalire da questa verso gli archetipi immateriali a condizione di accogliere…le somiglianze in modo dissimile e definirle non alla stessa maniera, ma in modo conveniente e adeguarlo alle proprietà intellettuali e sensibili.”

( Pseudo Dionigi Areopagita, Gerarchia celeste, II, 4, 144 b, in Dionigi
Areopagita, Tutte le opere, a c. di P. Scazzoso, Milano 1981, pag. 87)


“Se…Dio deve compiere qualcosa in te o con te, tu devi previamente essere diventato nulla.”
M. Eckhart, Sermoni tedeschi, a c. di M. Vannini, sermo Iustum in perpetuum vivet… Milano 1985, pag. 109)


Cessare la preghiera è come smettere di respirare.

M. Barracano


Arreton, sostanza del segreto – Libro, chiuso nel tempo

M. Barracano


Il pensiero svuota l’animo come il vuoto lo riempie

M. Barracano


Completezza d’animo è silenzio del pensiero

M. Barracano


Chi è davvero senza meta
diventa la meta di se stesso.

M. Barracano


Vanitas è vuoto, mistero della Forma, gioco cosmogonico.

M. Barracano


Scolpire il cielo con echi di luce
l’inutilità dell’anima sfarfalla nel vuoto
senza presa senza tempo d’aggrappo
lasciare il compito d’esistere a un tuo sogno
mentre il dio d’oblio si muove invano.

Nel profondo seme turbina il vuoto
si levano nuvole d’illusione
senza più volere conoscenza
il vero si acquatta reggendo la tua storia
scritta d’inchiostro sacro e sangue.

M. Barracano


La potenza del cielo fa volare la farfalla
colmo di parole il silenzio si posa sulla roccia
diventi nudo senza legami senza Dio
a cercare riflessi di sole che scaldino questa pietra
sentendoti finalmente incapace
fallito perfetto nel gioco che disegnato ti aspettava

Non hai ali da aprire ma la voce e l’urlo
immobile ora sai i nomi corpi dell’eco
il dorso delle mani cerca sapienze sulla terra
dove il cielo ha già scritto storie
che rinunci a vestire nella poesia assoluta
l’inutilità di Dio è un disegno di lode esploso

Vortice completo giace l’immobilità
petali di rosa sfarfallano nell’odore dell’aria
bambino ti scopri a giocare con le immagini di luce diafana
guardare i passi che si compiono dove la terra corre
assente presente ebbro lasciare la vita ovunque
nella mano il mondo freme del tuo sangue

Felice pazzo Dio senza identà

M. Barracano


“…il tuo Spirito santo, che è chiamato amore, l’unità e la volontà del Padre e del Figlio, che per grazia abita in noi e in noi riversa la carità di Dio e mediante essa lo lega a noi, ci unisce a Dio ispirando in noi la volontà del bene e questo slancio della volontà buona viene in noi chiamato amore, col quale amiamo ciò che dobbiamo amare, cioè te. Infatti, l’amore non è nient’atro che volontà ardente e bene ordinata.”

(Guglielmo di Saint-Thierry, La contemplazione di Dio, 18, a c. di G. Bacchini, Casale Monferrato 1997, pag. 77)
Church of the Templars. Sainte-Eulalie-de-Cernon. France.

foto di Medieval Imago & Dies Vitae Idade Media e Cotidiano.


“…il saper conoscere il divino, averne avuto la volontà e la ferma speranza, questa è la retta via che porta al bene, ed è anche una via facile. Durante il tuo cammino infatti egli ti verrà incontro ovunque; ovunque si offrirà alla tua vista, anche dove e quando non te l’aspetti, mentre vegli o riposi, mentre navighi o cammini, di notte e di giorno, mentre parli o taci; poiché niente esiste che egli non sia.”

(Corpus hermeticum, XI, a c. di B. M. Tordini Portogalli, Torino 1965, pag. 117)


“Come un ragno sale per il suo filo, come le piccole faville montano dal fuoco, egualmente da questo âtman escono tutti i sensi, tutti i mondi, tutti gli dei e tutti gli esseri. La conoscenza dell’âtman è pertanto il reale del reale: i sensi sono il reale, l’âtman è la loro realtà.”

(Brhad-âranyaka-upanishad, II, I, 20 trad. Pio Filippani Ronconi, rev. A. S. Comba. Torino 2007, pp. 50-51)


“Se non cerchi la grande via per lasciare il percorso dell’ illusione, anche se sei intelligente e talentuoso, non sarai mai grande. Cento anni sono come una scintilla, una vita è come una bolla di sapone. Se desideri solo il guadagno materiale e la fama, senza prendere in considerazione il deterioramento del tuo corpo, ti chiedo: anche se riuscissi ad accumulare una montagna d’ oro, riusciresti a comprarti l’impermanenza?“

(Chang Po-tuan – Comprendere la realtà, I, tr. T.Cleary, it. A.Rosoldi, Roma 1987, pag. 45)


“Proprio dentro la luce c’è il buio,
Ma non vederlo come buio;
Proprio dentro il buio c’è la luce,
Ma non incontrarla come luce.”

(Shih T’ou, La fusione delle differenza e dell’uguaglianza, in La raccolta della roccia blu, a c. di Pi Yen Lu, pref. T. Cleary, it. F. Pregadio, Roma 1979, vol. III, pag. 88)


“Come la danzatrice smette di danzare dopo essersi mostrata al pubblico, così la natura cessa la sua attività essendosi manifestata all’anima.”

(Isvarakrsna, Le strofe del Sâmkhya <Sâmkhyakârikâ> 59, a c. di C. Pensa, Torino 1978, pag. 116)


“Ahimsa paramo dharmah”
(L’innocenza è il supremo precetto)

M. Barracano


”Voi, che il paragone della zattera bene intendete,
Anche il giusto, taccio l’ingiusto, lasciare dovete.”

(Majjhimanikâyo, III, XXII. a c. di K. Neumann e G. De Lorenzo, Bari 1921, pag. 210.)


La Storia si vuole immortale, l’Intelligenza si sa eterna.

M. Barracano


Gioacchino da Fiore. Ordo novus (Vangelo eterno): Spirito Santo centrale e quattro sensi o porte mandaliche che ne promanano. Liber figurarum, XII

Quattro Vangeli della storia religiosa e un Verità che li trascende e anima nel Centro…


“Di fatto noi non siamo né scissi né separati da Lui, anche se la natura corporea si è insinuata in noi e ci ha trascinati con sé; anzi, se noi respiriamo e siamo conservati in vita non è perché Egli ce la abbia donata una volta e poi si sia ritirato; ma Egli ce la dona perennemente finché é ciò che é.”
(Plotino, Enneade VI, 9, 9, a c. di G. Faggin, MIlano 1996. pag. 1357)


Nell’Identità non esiste punto di arrivo ma solo punto di partenza.

M. Barracano


“La fiamma, una volta accesa, brucia da sola e nessuno sa di che cosa si nutra. Qui sta il mistero.”
(Teofane il recluso, cit. in Caritone di Valamo, L’arte della preghiera, Torino 1980, pag. 161.)


La più grande fatica umana è l’ignoranza.

M. Barracano


“Quando l’incendio d’amore prende vero possesso dell’anima, pulisce tutti i vizi, elimina il futile e il superfluo e rigenera in bellezza ogni virtù. Inoltre, elimina il peccato mortale…”
(R. Rolle, L’incendio d’amore, a c. di B. Cerchio, Torino 1999, pag. 87.)


Vane le parole che non portino silenzio

M. Barracano


“La vacuità – han detto i Vittoriosi – è eliminazione di tutte le opinioni. Coloro poi per cui anche la vacuità è un’opinione, questi li han detti inguaribili.”
(Nâgârjuna, Le stanze del cammino di mezzo, XIII, 8, a c. di R. Gnoli, Torino 1979, pag. 82.)


 

Saggezza trascendente…l’unica realta che fa trasalire!
(M. Barracano)


La divina tenebra non è il buio ma Luce senza oggetto che la rifranga

(M. Barracano)


“Quando ti sforzi di raggiungere la quiete fermando il moto, la quiete così raggiunta è sempre in movimento; mentre indugi nel dualismo come puoi realizzare l’unità?”
(Shinjin no mei, cit. infra, 5)


“Egli, come un sole, riconoscendo un occhio purificato, ti mostrerà in se stesso l’immagine dell’Invisibile. Nella beata contemplazione dell’immagine tu vedrai l’indicibile bellezza dell’Archetipo. Attraverso di lui i cuori si elevano, i deboli sono presi per mano, i progredienti divengono perfetti.”
(S. Basilio di Cesarea, Lo Spirito santo, a c. di G. Azzali Bernardelli, Roma 1998, pag. 119)

(M. Barracano)


 

Trovarsi nel Tutto senza molteplicità, nell’Uno senza definizione, poi ritirarsi dove la storia esaurisce il pensiero.

(M. Barracano)


Toran, dove Porta?
Simboli: tra il Mare nostrum e il Cielo un Albero si fa Porta…

(M. Barracano)


Tante Porte, un passaggio unico, un uomo unico…

(M. Barracano)


E giovane e vecchio, e Porta e Assoluto.
(M. Barracano)


“Quale l’unica differenza tra me e Dio?
In una sola parola, nient’altro che alterità.”
(A. Silesio, Il pellegrino cherubico, II, 201, cit. infra, p. 294.)


Un’altra Porta, un unico Cielo

(M. Barracano)


“Quam terribilis est… locus iste! non est hic aliud nisi domus Dei, et Porta caeli.”
(Genesi, XXVIII, 17)


“Su questa roccia troverai la porta che conduce all’origine di tutte le creature, del cielo e della terra.”

(Enrico Suso, Il libretto delle nove rupi, in Il libretto dell’Amore…a c. di T. Giuggia, Milano 1997, pag. 71.)


La discussione può dare la ragione non l’intelligenza

(M. Barracano)


“Tutto quello che Dio padre ha dato al Figlio suo unigenito nella natura umana, lo ha dato anche a me, senza alcuna eccezione, né dell’unione né della santità: lo ha dato tutto a me come a lui.”

(XI tesi per condanna inquisitoriale a M. Eckhart, in Sermoni latini, cf. infra)


“Con il cielo come tetto e la terra come veicolo, coloro che seguono la Via non giungono mai ad un fine…Conoscere inconsciamente è la cosa migliore; presumere di conoscere ciò che non si conosce è malattia.”
(Wen-tzu, 46, a c. di T. Cleary, ed. it. a c. di C. Lamparelli, Milano 1993, pag. 78)


Perdere il Presente vuole dire perdere Tutto.

(M. Barracano)


L’Androginia è la più alta lode a Dio.

(M. Barracano)


“Niente è di più misero di colui che in giro ogni cosa va indagando;…e non s’accorge intanto costui che basta una sola cosa: perseguire attento e venerabondo con entusiasmo il démone che è dentro di lui e a quello solo attendere.…Trasformazione, l’universo, la vita è un’opinione.”
(Marco Aurelio Antonino, Ricordi, II, 13, a c. di E. Turolla, Milano 1975, pag. 27)


Cercare la Realtà in funzione di se stessi o cercare se stessi in funzione della Realtà

(M. Barracano)


“…se ricevessi qualcosa da Dio, sarei sotto di lui o suo inferiore, come un servo o uno schiavo, ed egli come un padrone, nel dare – e così non dobbiamo essere nella vita eterna.”

(IX tesi per condanna inquisitoriale di M. Eckhart, in Sermoni latini, cit. infra, pag. 30)


“Chi non ha di mira beni, né onori, né utilità, né devozione interna, né santità, né premio, né regno dei cieli, ma ha rinunciato a tutto ciò, e anche a quel che è proprio suo, in tali uomini Dio viene onorato.”

(VIII tesi per condanna inquisitoriale a M. Eckhart, in Sermoni latini, cit. infra, pag. 30)


“…nel medesimo tempo e nel medesimo istante in cui Dio fu e generò il Figlio, Dio a lui coeterno e in tutto uguale, creò anche il mondo.”
(III tesi di condanna a M.Eckhart, “contenente errori e mecchia d’eresia”, ricordata in M. Eckhart, I sermoni latini, a c. di M. Vannini, Roma 1989, pag. 30)


Se è Assoluto, “sciolto da ogni vincolo o logica”…

(M. Barracano)


Il qui non è un luogo ma tutti i luoghi come l’adesso non è il tempo ma tutti i tempi. Senza stare fermo non andrai da nessuna parte, senza muoverti non ti fermerai mai.

(M. Barracano)


“Non tu sei nel luogo, ma il luogo è in te!
Se da te lo respingi, ecco già l’eterno.”
(A. Silesio, Il pellegrino cherubico, I, 185, a c. di G. Fozzer e M. Vannini, Cinisello Balsamo 1989, pag. 139)


“C’è qualcosa che sta sopra l’essere creato dell’anima, e che non è toccato da alcuna creaturalità – che è nulla – …finché fai una qualche attenzione a te stesso o a qualsivoglia cosa… tanto poco tu sai e ti è noto quel che è Dio.”
(M. Eckhart, sermo Ego elegi vos de mundo, in Sermoni tedeschi a c. di M. Vannini, Milano 1985, pag. 93)“


…la postura di alcune Citipati è detta, in sanscrito, capasthana (posizione dell’arco)…Citipati “danza” e allo stesso tempo “vola” perché manifesta e ri-vela verità metafisiche. La danza è un trasformarsi fascinati, è manifestarsi di una entità ”conosciuta” la quale si capovolge un rapporto…”
(M. Barracano, Filosofia del tappeto, Daniela Piazza editore, Torino 2004, pag.157)


Sei libero quando non devi scegliere.

(M. Barracano)


« Il Vedânta non è una “filosofia” nel senso corrente della parola, bensì solamente nel senso che ha la parola nella frase “Filosofia Perenne”, e solamente se abbiamo nella mente la “filosofia” ermetica o quella “Saggezza” con cui Boezio fu consolato. Le filosofie moderne sono sistemi chiusi che usano il metodo della dialettica, e che danno per stabilito che gli opposti sono mutuamente esclusivi. Nella filosofia moderna le cose sono così o non sono così; nella filosofia eterna questo dipende dal nostro punto di vista. La metafisica non è un sistema, bensì una dottrina consistente; non è assolutamente interessata all’esperienza condizionata e quantitativa, bensì alla possibilità universale. Quindi considera possibilità che non possono essere possibilità di manifestazione o possibilità formali, come insiemi di possibilità che possono realizzarsi in un dato mondo. La realtà ultima della metafisica è una Identità Suprema in cui l’opposizione di tutti i contrari, compresa quella dell’essere e del non-essere, è risolta; i suoi “mondi” e “Dei” sono livelli di riferimento ed entità simboliche che non sono luoghi o individui (financo supremi) bensì stati dell’essere realizzabili dentro di se’. »

Ananda Kentish Coomaraswamy, ‘La dottrina del Vedanta’