Rlung-rta (il cavallo del vento)

RlungTalvolta la fotografia, se vista al di fuori delle quotidiane attese sensazionalistiche, può dare dei messaggi profondi. Degli spunti comparativi e riflessivi capaci di promuovere una profonda analisi critica del nostro tessuto sociale, dei sentimenti, dell’affannosa illusa quotidiana ricerca del permanente.

Un giorno incontrai un monaco che finalmente diede soddisfazione ad una mia ripetuta domanda, fino ad allora, senza risposta: Rlung-rta, il cavallo del vento.
Mi disse che i tibetani sono ricchi della loro intima consapevolezza di desiderare esclusivamente quel poco che hanno e mi svelò anche una loro segreta irrinunciabile ricchezza.
La ricchezza dei ricordi.
Ricordi tristi e felici costruiti attimo dopo attimo durante tutta una vita.
Illusione di tempo fermato nell’angoscia del divenire.
Ma, nell’ora della morte, la triste consapevolezza di perdere tutto.
E allora il mitico Rlung-rta, volando alto nel cielo tra i quattro sacri animali che simboleggiano saggezza, forza, intelligenza, coraggio e portando i tre gioielli Buddha,  Dharma e  Sanga, raccoglie tutta questa ricchezza, questa immensità di sentimenti perduti lasciando ai morenti la felice certezza che niente del loro intimo essere andrà smarrito.
Il giorno dopo lo rividi. “Ma tu sai cosa fa, di  tutti questi ricordi, Rlung-rta?” – mi ebbe a dire – “Li ridistribuisce”.
Seppi così che il cavallo del vento, fedele all’etica mahayana, restituisce ai viventi, non tanto i ricordi in quanto indissolubilmente legati alla persona, bensì le sensazioni da questi derivate.
E se, svegliandovi all’alba, vi sentite pervasi da insolita intima allegra contentezza allora sappiate che Rlung-rta è passato sopra di voi e vi ha elargito i momenti felici di lontana gente che fu.

E’ in quest’ottica che ambisce a proporsi questa sezione nella quale, oltre all’apparenza del curioso, dello strano, dell’insolito – tutti aspetti oramai esasperatamente celebrati nell’ambito di un continuo dissacrante consumismo – vuole promuovere, tramite la propria esperienza fotografica, un messaggio trasversale di riflessione sull’uomo, sui suoi sentimenti, sulle sue illusioni, sulla sua disperata ricerca del dopo.